I saxofonisti

 

 

 

Albert Ayler

sassofonista jazz nero statunitense (Cleveland 1936-New York 1970). Maestro del free jazz, rinnov� radicalmente il linguaggio del sax, traendone ora suoni striduli e aggressivi, ora melodie dall'intonazione libera. La sua musica delirante, a tratti convulsa e informe a tratti ricca di motivi infantili e popolari, suscit� scandalo.

 


 

Sidney Bechet

sassofonista e clarinettista statunitense (New Orleans 1897-Garches 1959). Autodidatta, impar� a suonare quasi tutti gli strumenti del jazz con preferenza per il clarinetto e soprattutto per il sassofono soprano. Incominci� a farsi apprezzare nel 1923 con i Blue Five di Clarence Williams, quindi si rec� pi� volte in Europa, dove gi� nel 1919 aveva favorevolmente impressionato. Tornato negli Stati Uniti, suon� con la formazione di Noble Sissle e diresse numerosi complessi propri. Dopo la II guerra mondiale si stabil� in Francia, diventando l'idolo di migliaia di amatori e il polo d'attrazione di tutte le iniziative jazzistiche.

 


 

Anthony Braxton

sassofonista e compositore jazz nero statunitense (Chicago 1945). Virtuoso musicista capace di suonare una dozzina di strumenti anche in rapida successione, � autore di ardite creazioni per solo sax. La sua musica si basa su complesse strutture che mescolano parti scritte e improvvisate, ed � spesso aspra e scossa da scatti nervosi, ma non manca di squarci lirici e di umorismo.

 


 

Harry Carney

sassofonista di jazz nero statunitense (Boston 1910-New York1974). Entr� nell'orchestra di Duke Ellington nel 1927, restandovi fino alla morte. Dotato di una splendida sonorit�, ampia e calorosa, fu il primo grande solista di sax baritono del jazz.

 


 

Bennet Lester Carter

sassofonista, compositore e direttore d'orchestra jazz nero statunitense (New York 1907). Versatile multistrumentista, ha inciso con il clarinetto, la tromba e il piano; ha avuto successo anche come cantante. Ha lasciato numerosi assolo di sax alto di grande eleganza. Le sue partiture per orchestra e piccoli gruppi si distinguono per l'equilibrio classico delle proporzioni e per l'ingegnosa valorizzazione del sax.

 


 

Ornette Coleman

sax alto, trombettista, violinista e compositore statunitense (Fort Worth, Texas, 1930). Di famiglia povera, studia musica da autodidatta creando un linguaggio originalissimo e irregolare. Emarginato dai colleghi, � costretto a fare lavori umili, fin quando ha modo di incidere i primi dischi (1958-61), che destano scalpore e scandalo. Il suo jazz gridante e angoscioso, di incisiva forza melodica, ribelle a ogni obbligo e simmetria, si fa da solo le sue leggi, togliendo all'ascoltatore tutti i punti di orientamento. I membri del suo quartetto improvvisano con spontaneit� sulla base di schemi semplici e dell'intuitiva intesa reciproca. Il nuovo stile prende nome dall'opera-manifesto Free Jazz (1960), un'improvvisazione collettiva controllata, per due quartetti, che copre un intero long playing. Nel 1962 C. forma un trio, che fa una musica pi� severa e lirica, e compone una pagina "classica" per quartetto d'archi. Uomo timido, stordito dal clamore suscitato, per due anni si ritira in casa; riappare nel 1965, sempre con il trio, avendo anche imparato a suonare, contro tutte le regole, violino e tromba. La sua musica appare ora animata da furiosi grovigli. Fino al 1973 C. suona in quartetto o trio. Nel 1972 incide Skies of America, per orchestra sinfonica e solisti jazz, pi� volte rielaborata, apice del suo stile. Poco dopo C. compie una svolta tuttora controversa: adotta strumenti elettrici e ritmi del rock, nel tentativo di inglobarlo nella sua sintesi di tutte le musiche. Il nuovo gruppo reca l'impronta della tumultuosa personalit� di C., ma non vanta solisti originali. Figura tra le pi� alte del jazz ha spalancato orizzonti immensi.

 


 

John Coltrane

sax tenore e soprano, e compositore statunitense (Hamlet, North Carolina, 1926-New York 1967). Dopo un lungo e oscuro apprendistato in gruppi jazz e rhythm and blues, � chiamato (1955) nel quintetto di Miles Davis. All'inizio, ad onta di una sonorit� brillante e originale, il suo fraseggio � scolastico; poi per� suona per breve tempo (1957) con Thelonious Monk, inizia a dirigere gruppi propri e a comporre temi insolitamente complicati; torna quindi con Davis, in un sestetto (1958-59). Di colpo, in un improvviso accendersi dell'ispirazione, C. dapprima porta al pi� alto virtuosismo il linguaggio di scuola bebop (Giant Steps, 1959); poi forma un quartetto (con McCoy Tyner al piano ed Elvin Jones alla batteria) tra i pi� originali di tutto il jazz, rimasto unito sei anni; e infine rompe con il passato, sterzando verso l'improvvisazione modale (My Favorite Things, 1960). Con le opere del periodo modale (1960-64) C. si ricongiunge idealmente agli antenati africani e islamici: su un tema ripetitivo, elementare, e pure sottilmente variato, egli si lancia in lunghissime improvvisazioni, dall'effetto ora esaltante, ora ipnotico. Nell'ultima, bruciante stagione creativa (1965-67) C. si accosta a modo suo al free jazz, realizzando una serie di capolavori: l'infernale Ascension, sorta di sabba urlante per undici improvvisatori; Meditations, in cui fasi di foga al limite della trance si alternano a momenti di pace estatica; e infine Expression, che avrebbe forse segnato l'inizio di una nuova fase, pi� meditativa, se la morte non fosse giunta improvvisa.

 


 

Eric Dolphy

multistrumentista e compositore jazz nero statunitense (Los Angeles 1928-Berlino 1964). Straripante improvvisatore, virtuoso di sax alto, flauto e clarinetto basso, ebbe una carriera breve ma intensa. Contribu� ad allargare sia le risorse tecniche dei suoi strumenti, sia gli orizzonti del jazz, che insieme a Ornette Coleman, John Coltrane e Cecil Taylor sospinse verso la politonalit� e l'atonalit�.

 


 

Booker Ervin

 

sax tenore jazz nero statunitense (Denison, Texas, 1938-New York 1978). Improvvisatore dal timbro rauco, tipico della scuola texana, ha inciso numerosi dischi a suo nome ed � stato prezioso e fedele collaboratore di Charles Mingus in alcuni suoi capolavori.

 


 

Stan Getz

sassofonista jazz bianco statunitense (Philadelphia 1927-New York 1991). Divenne famoso (1948) nell'orchestra di Woody Herman detta "secondo gregge", sfoggiando al sax tenore una sonorit� flautata, e un lirismo teneramente commosso. Solista tra i pi� popolari del cool jazz, nella sua lunga carriera volle sempre rinnovarsi circondandosi di giovani senza intaccare il proprio stile. Negli anni Sessanta contribu� alla voga della bossa nova, incidendo con musicisti brasiliani.

 


 

Jimmy Giuffre

clarinettista, sassofonista, compositore e arrangiatore jazz bianco statunitense (Dallas 1921). Celebre per il brano Four Brothers (1948), scritto per Woody Herman, negli anni Cinquanta ha diretto raffinati complessi di tendenza West Coast, dallo stile sussurrato.

 


 

Benny Golson

sassofonista e compositore jazz nero statunitense (Philadelphia 1929). Emulo di Coleman Hawkins al sax tenore e di Tadd Dameron nella scrittura per piccoli e medi organici, � stato direttore musicale dei Jazz Messengers di Art Blakey (1958-59) e ha poi condiretto un fortunato sestetto, il Jazztet. � autore di splendidi temi, entrati ormai in repertorio (I Remember Clifford, Whisper Not, Stablemates).

 


 

Dexter Gordon

sassofonista jazz nero statunitense (Los Angeles 1923-Philadelphia 1990). Primo stilista del bebop sul sax tenore (1945-48), attravers� poi anni difficili; risorse nel 1960, quando compose le musiche del dramma The Connection. Dal 1962 al 1976 visse in Danimarca, trovandovi una seconda giovinezza.

 


 

Lars Gullin

sassofonista e compositore jazz svedese (Sanda 1928-Vissefj�rda 1976). Sax baritono dal timbro dolcissimo e dall'invenzione melodica struggente, autore di temi dal disegno ampio e sinuoso (Fata Morgana, The Black Rose, Fine Together), ebbe un'esistenza breve e tormentata. Tra le sue composizioni, Jazz amour affair, per orchestra sinfonica e solisti jazz (1971).

 


 

Coleman Hawkins

sassofonista statunitense (Saint Joseph, Missouri, 1904-New York 1969). Di famiglia borghese, esord� a 17 anni con la cantante Mamie Smith. Nell'orchestra di Fletcher Henderson divenne, ispirato dal collega Louis Armstrong, il primo grande improvvisatore di sax tenore: con il furioso assolo in Stampede (1926) diede allo strumento, allora raro, la voce scura e aggressiva oggi popolare. Con Henderson matur� uno stile tortuoso e barocco; poi si trasfer� (1934) in Europa, dove incise splendidi dischi con mediocri orchestre da ballo, e speriment� duetti e trii "da camera". Tornato in patria (1939) fu scoperto dal grande pubblico in un disco inciso per caso, Body and Soul (2 milioni di copie). Disgustato dalla banalit� dello swing, entr� in contatto con i giovani turchi del bebop, li aiut�, incise con loro; ide� anche un anticipatore brano per sax solo, Picasso (1948). Dal 1950 il gusto si spost� verso il timbro lieve del rivale Lester Young, e H. parve finito. Ma torn� in scena (1954), indomito grande vecchio, senza temere la sfida dei pi� arditi innovatori: John Coltrane, Sonny Rollins, Eric Dolphy. Una triste vicenda personale ne caus� (1966) iun veloce crollo psichico. Uomo animato da una continua sete di progresso, H. ha lasciato assolo di impressionante grandiosit� interiore.

 


 

Woody Herman

clarinettista, sassofonista e direttore d'orchestra jazz bianco statunitense (Milwaukee 1913-Los Angeles 1987). Eredit� nel 1934 un'orchestra da ballo disciolta e ne fece una delle migliori formazioni swing bianche, la "Band that Plays the Blues". La guerra lo costrinse a rinnovare le fila: nel 1945 aveva tutti giovanissimi attratti dal bebop. Direttore di polso, H. ne ricav� una compagine scattante (Primo Gregge) capace di affrontare partiture complesse (Bijou, Summer Sequence); I. Stravinskij le dedic� l'Ebony Concerto. Nel 1948 H. form� un'orchestra ancora migliore, orientata verso il cool jazz (Secondo Gregge), che tenne unita due anni. Accurato concertatore, attento pi� alla confezione che al contenuto, H. in seguito non seppe seguire gli eventi, e scivol� ai margini del jazz.

 


 

Johnny Hodges

 

alto sassofonista jazz nero statunitense (Cambridge, Massachusetts, 1906-New York 1970). Dal 1928 in poi, salvo una interruzione negli anni 1951-55, fece parte dell'orchestra di Duke Ellington, rappresentandovi la voce pi� elegante e sofisticata. Il fascino che gli venne riconosciuto all'unanimit� derivava dalla sua capacit� di mantenersi in un sottile equilibrio fra un classico rigore e la romanticheria, fra sensualit� e misticismo. Ellington ha composto per lui molti preziosi concertini per sassofono e orchestra. Fino all'avvento di Charlie Parker, H. � stato stimato come il migliore specialista del suo strumento nella musica jazz.

 


 

Lee Konitz

sassofonista jazz bianco statunitense (Chicago 1927). Allievo di Lennie Tristano e tipico esponente del cool jazz, ha collaborato anche con Miles Davis, Gil Evans, George Russell, Stan Kenton e moltissimi altri musicisti di ogni stile ed epoca. La sua sonorit� al sax alto, in origine diafana e balenante, � poi divenuta pi� torbida e viscerale.

 


 

Steve Lacey

sassofonista e compositore jazz bianco statunitense (New York 1934); al secolo Steven Lackritz. Specialista del sax soprano, che ha riportato in auge nel jazz dopo decenni, ha elaborato una poetica lunare e solitaria. Nella sua vasta discografia ha collaborato con tutti i grandi del jazz contemporaneo.






 


 

Warne Marsh

sassofonista jazz bianco statunitense (Los Angeles 1927-1987). Allievo di Lennie Tristano, cui lo avvicina il gusto per un fraseggio sommesso e severo, � stato il pi� ardito e astratto improvvisatore su temi di canzone. La sua sonorit� incorporea e traslucida � tra le pi� originali del jazz.

 


 

Roscoe Mitchell

sassofonista e compositore jazz nero statunitense (Chicago 1940). Si � fatto conoscere con l'Art Ensemble of Chicago, di cui in origine era il leader; continuando poi ad affiancare i concerti con questo gruppo alla propria autonoma attivit�. Specialista del sax alto, suona quasi tutti i legni e i sax. Nel movimento d'avanguardia � la personalit� pi� forte, estremista e visionaria. Ha sottoposto il suono dei sax a una minuziosa scomposizione timbrica, creando astratti mosaici di suoni isolati, musiche che hanno un effetto di shock sull'ascoltatore.

 


 

Gerry Mulligan

sax baritono, compositore e direttore d'orchestra jazz statunitense (New York 1927-

1995). Esord� nel 1948 partecipando ad alcune famose registrazioni dell'orchestra di M. Davis; consegu� grande notoriet� nel 1952, quando fond� a San Francisco col trombettista Chet Baker, il contrabbassista Bob Whitlock e il batterista Chico Hamilton un quartetto che ag� nell'ambito del cool jazz, distinguendosi per� per la moltiplicazione degli effetti strumentali e per un uso assai pi� frequente del contrappunto. Nel 1955 diresse un sestetto, applaudito anche in Europa, e nel 1960 form� una grande orchestra; nel 1968 si un� al pianista D. Brubeck. Dal 1978 suon� con la Concert Jazz Band. � considerato il migliore solista di jazz sul suo strumento.

 


 

Charlie Parker

sassofonista e compositore statunitense (Kansas City, Missouri, 1920-New York 1955). Di famiglia umile, rivel� da bambino una vivissima intelligenza, ma non doti musicali. Impar� a suonare il sax al liceo, per tre anni rimase un incerto dilettante; gi� allora contrasse il vizio della droga. Dopo un periodo di intenso studio del sax alto divenne (1937) un ferrato professionista e si mise alla ricerca di idee improvvisative nuove lavorando con orchestre di stile convenzionale (Jay Mc Shann). Nel corso di una vita ormai vagabonda e caotica, mise a punto (1940-43) un linguaggio nuovo, fresco, di sbalorditiva ricchezza e complessit�: tale stile, poi chiamato bebop, avrebbe rivoluzionato il jazz. Trattato dai colleghi con una sorta di dubbioso rispetto, P. pot� realizzare con completezza le sue idee solo nel 1945, dopo aver incontrato il trombettista Dizzy Gillespie e altri giovani di idee simili. Nel 1945 i dischi e i concerti di P. e Gillespie fecero conoscere il bebop, sollevando polemiche violente tra colleghi, pubblico e critica. Gi� segnato dalla droga e da una profonda solitudine, P. ebbe una crisi di follia durante l'incisione di Lover Man (1946). Ricoverato in un ospedale psichiatrico, si riprese; nel 1947-48 diresse un quintetto comprendente Miles Davis, e attravers� la sua stagione pi� serena e feconda (Out of Nowhere, Parker's Mood). Ma il pubblico non accett� il nuovo jazz: ben presto P., con la sua musica inquieta e introspettiva, divenne un personaggio ingombrante. D'altronde egli non seppe n� volle adattarsi ai tempi e, a parte due tourn�es europee e qualche concerto isolato, si limit� a una disincantata routine. Il suo declino fisico fu repentino. P. � un gigante del jazz, il pi� grande improvvisatore insieme a Louis Armstrong. La sua mente musicale si alimentava solo con l'ascolto; non ebbe mai modo di studiare composizione, come avrebbe voluto. Non pot� esprimersi con ampi mezzi orchestrali e formali: tutto le sue fantasmagoriche idee dovettero passare nel tubo di un sax.

 


 

Evan Parker

 

sassofonista jazz inglese (Bristol 1944). � uno dei maggiori esponenti del jazz d'avanguardia europeo. La sua musica � un controllato continuum di suoni ora raschianti, ora fluidi e gorgoglianti. Si esibisce spesso in improvvisazioni per solo sax, tenore o soprano.

 


 

Art Pepper

 

sassofonista e clarinettista jazz bianco statunitense (Gardenia, California, 1925 - Los Angeles 1982). Si distinse dal 1943 con l'orchestra di S. Kenton come solista dalla sonorit� nitida e struggente. Fu forse il pi� espressivo solista di stile West Coast. A lungo in carcere per droga, torn� in attivit� negli ultimi anni di vita.

 


 

Sonny Rollins

sax tenore e compositore statunitense (New York 1930); al secolo Theodore Walter Rollins. Ha esordito adolescente (1948) coi grandi del bebop (Bud Powell, Miles Davis, J. J. Johnson), rivelando una sonorit� di enorme potenza e una travolgente sicurezza, fusione degli influssi di Coleman Hawkins e Charlie Parker. Ben presto rivela un carattere dubbioso e inquieto; si ritira (1954), poi torna in scena entrando nel quintetto di Max Roach e Clifford Brown, che con lui diviene il gruppo-simbolo dell'hard bop. Improvvisatore fluente, ardito, beffardo, ama scegliere canzoncine dolci e tranquille e strapazzarle con furia. Scomparso Brown (1956) rimane con Roach, incidendo diversi dischi, e indicando al jazz la via di un solismo dagli ampi ed elaborati sviluppi; la Freedom Suite (1958) ne � il vertice. La crescita di John Coltrane e Ornette Coleman gli pone nuovi dubbi; ne segue un secondo ritiro (1959-61). Rientra con The Bridge (1962), rivelando uno stile nuovo, pacato, spezzettato, rotto da inquietanti silenzi e misteriosi sibili. Tale accostamento al free jazz sfocia nel grandioso East Broadway Run Down (1966), opera enigmatica e scontrosa quanto il suo creatore, che, quasi intimorito dalla sua stessa audacia, si ritira ancora. Tornato in scena (1970), R. ha adottato colori e ritmi rock, senza che il suo trascendentale solismo ne sia toccato. Imperterrito, si � spesso scelto accompagnatori anonimi, per lanciarsi in vulcaniche dispute, talora condotte a ritmo di calypso (St. Thomas). La maggiore opera recente � Soloscope (1985), monologo in cui le idee di tutta la sua carriera sono buttate all'aria e giocosamente rimescolate. Da tempo figura di R. come maestro dell'improvvisazione jazz non � pi� in dubbio.

 


 

Pharoah Sanders

 

sassofonista e compositore jazz nero statunitense (Little Rock, Arkansas, 1940). Solista di inaudita violenza sonora, � apparso a fianco di John Coltrane nelle sue ultime opere (Ascension, Meditations, Expression). Ha poi inciso alcuni album di ispirazione orientale, assai discussi. Dopo un lungo oblio � tornato in scena negli anni Ottanta.

 


 

Al Sears

 

sassofonista jazz nero statunitense (Macomb 1910). Ha alternato la carriera musicale all'attivit� editoriale, forse trascurando le proprie eccellenti possibilit� strumentali. � noto per la sua preziosa collaborazione, dal 1944 al 1949, con l'orchestra di Duke Ellington.

 


 

Archie Shepp

 

sassofonista, pianista, compositore jazz e scrittore nero statunitense (Fort Lauderdale, Florida, 1937). Si � rivelato nel 1960; la sua sonorit� al sax tenore, acre e strozzata, lo ha posto subito in prima fila tra gli esponenti del free jazz. Le sue opere del 1965-68 (Fire Music, Mama Too Tight, On This Night, The Way Ahead) restano tra i vertici di quella scuola, per la forza selvaggia dei suoi assolo e per la ricca, tumultuosa, tagliente scrittura d'assieme. Personaggio controverso per le clamorose prese di posizione politiche, dagli anni Settanta si � dedicato a una acuta rilettura dei classici del jazz, da Coleman Hawkins a John Coltrane.

 


 

Wayne Shorter

sassofonista e compositore statunitense (Newark 1933).Partito a 16 anni con il clarinetto, � passato al sax tenore prima di entrare all'universit� di New York, nel 1952. Si � rivelato (1960) con i Jazz Messengers di Art Blakey, di cui � stato sax tenore e direttore musicale fino al 1964, rinnovandone lo stile e il repertorio e scrivendotemi di grande fascino melodico (Children of the destro Night). Nel 1965-70 � stato braccio destro di Miles Davis, spingendolo verso un nuovo tipo di jazz modale, fatto di accordi complicati, uniti da legami armonici sottili, talora nascosti; capolavoro del genere � Nefertiti. Insieme a Davis si � poi spostato (1969) verso gli influssi rock (Super Nova, Odissey of Iskra), adottando stabilmente il sax soprano, su cui esibisce uno stile gorgheggiante, incantatorio. Ha fondato (1972) assieme con Joe Zawinul, dal quale risulter� inluenzato, i Weather Report, il pi� popolare gruppo jazz-rock; in esso la sua personalit� appare per� meno vigorosa. Interessanti le sue incisioni successive, quasi interamente elettriche, tra cui spicca Native Dancer (1975), solo album atipico, chiaramente inluenzato dalla musica brasiliano - sudamericana. Solista lirico, laconico, in parte influenzato da John Coltrane, S. � soprattutto compositore dalla vena melodica tenue ma seducente ed espressivo manipolatore delle armonie pi� complesse. Grande l'inluenza di S. sulla corrente neo-bop emersa durante gli anni '80, il cui esponente pi� significativo � Branford Marsalis.

 


 

Omer Simeon

 

clarinettista e sassofonista jazz nero statunitense (New Orleans 1902-New York 1959). Creolo di pelle chiara, collabor� con numerose formazioni di jazz classico, e in particolare, fra il 1926 e il 1928, con i Red Hot Peppers di Jelly Roll Morton. Il suo stile, incisivo e dinamico e ricco di sfumature blues discende da quello di Jimmie Noone.

 


 

Willie Smith

 

sassofonista e clarinettista jazz nero statunitense (Charleston 1908-Los Angeles 1967). Suon� con l'orchestra di Jimmy Lunceford dal 1930 al 1941. Collabor� poi con Duke Ellington, con il Jazz at the Philharmonic e con altri complessi. Aveva una sonorit� elegante, simile a quella di Johnny Hodges, al quale fu spesso paragonato.

 


 

Frank Teschmacher

 

clarinettista, sassofonista e arrangiatore jazz bianco statunitense (Kansas City 1906-Chicago 1932). Giovane solista dalla tecnica irregolare e dal suono sporco, ha lasciato poche incisioni, realizzate con i suoi coetanei bianchi di Chicago (China Boy, Nobody's Sweetheart) intenti, come lui, a imitare i maestri neri con esiti arruffati ma eccitanti. Mor� in un incidente d'auto.

 


 

Frank Trumbauer

 

sassofonista jazz bianco statunitense (Carbondale 1900-Kansas City 1956). Attivo soprattutto durante gli anni Venti a Saint Louis, Chicago e New York, suon� nelle orchestre di Jean Goldkette e Paul Whiteman e diresse varie formazioni proprie. Fu quasi sempre insieme a Bix Beiderbecke, del quale assimil� lo stile nella sonorit� liscia e nel fraseggio rilassato che furono poi adottati da Lester Young.

 


 

Ben Webster

 

sassofonista jazz nero statunitense (Kansas City 1909-Amsterdam 1973). Fu uno dei maestri del sax tenore nel periodo prebellico, grazie alla sua originale sonorit� soffiata, come avvolta in un cuscino d'aria.

 


 

Lester Young

 

sassofonista, clarinettista e compositore jazz nero statunitense (Woodville 1909-New York 1959). Inizi� la sua carriera a Kansas City e a New York, suonando con King Oliver, Bennie Moten, Fletcher Henderson e Andy Kirk. Fra il 1936 e il 1940 fece parte dell'orchestra di Count Basie. Nel dopoguerra si avvicin� ai musicisti bebop, collaborando con essi, specialmente alla testa di propri complessi. Y. � stimato come uno dei pi� grandi sassofonisti comparsi sulla scena del jazz. Egli propose una sonorit� leggermente smorzata e nasale, priva di vibrato, e una tecnica ricca di ritardi sul tempo di base, di note portate e di sfumature, che anticip� di oltre un decennio la scuola del cool jazz.


 

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